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Non so se lo pensate anche voi ma mi sembra di vedere quelle scene patetiche, di cui ammetto di essermi macchiato nella mia prima adolescenza in cui il professore faceva le domande alla classe e qualcuno faceva finta di sapere per non fare incavolare il professore. Il brutto era che la maggior parte delle volte era il professore stesso a bersi le cavolate che il sapientino di turno s’inventava per fare sapere che qualcuno era stato attento alla lezione e si ricorda quello che aveva spiegato, siamo una nazione che non sa, non vuole approfondire, conoscere, e a volte non si sforza neanche di pensare, un italiano su venti è analfabeta di ritorno, questo significa che non legge e se legge non capisce quello che ha letto. Ma il sapere è un dovere, una cosa che dobbiamo dimostrare a tutti i costi, non dobbiamo confonderci con il volgo, l’ignoranza è una debolezza.

Una cosa da ricordare è che quando impariamo qualcosa, dobbiamo passare per il doloroso ammettere di non saperla, l’apprendimento vero è sempre doloroso, è qualcosa che ci cambia da dentro, un solco nell’anima, in cui si può piantare un seme e sperare che nasca un fiore, ma oggi la gente non ha più voglia di imparare, e preferisce il contrario della conoscenza, che non è l’ignoranza ma l’onniscienza, queste persone nel video si sono dimostrate onniscienti e incapaci quindi di evolversi e di mutare.

Parliamo tanto di libri ma non legge nessuno, ci viene da apprezzare qualcosa solo quando è nella nostra nicchia di pensiero, quando si conforma alle nostre idee e ai nostri pensieri e  così  un libro diventa un best seller quando le case editrici lo decidono e molto spesso decidono male. Bisogna ritornare a apprezzare le nuove conoscenze a sviluppare pensieri nuovi e a catturare le idee che stanno attorno a noi pur sapendo che questo non è un percorso facile. Per fortuna le eccezioni ci sono e spero prendano il sopravvento sulla pochezza di pensiero di questa gente qui.

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Premessa: io non sono credente, non credo in Dio, o almeno non ci credo nel modo in cui le religioni lo vendono, penso che attualmente le grandi religioni monoteistiche della terra stiano commettendo errori mostruosi, e siano responsabili di molte atrocità, ma di questo potete trovare notizie altrove e non sono qui per darvele sono pubbliche le potete trovare su internet alcune sono storiche altre sono verità non comprovate su cui potete trovare fonti più o meno attendibili.
Non sono neanche contrario all’ateismo di per sè ne al propagandare l’ateismo come alternativa alla religione con pubblicità, striscioni e riviste è giusto che in un campo dove i concorrenti hanno molte più risorse di te, si ci possa arrangiare come si può. Ma io non sono neanche ateo per quanto mi riguarda e quello che mi fa storcere il naso in queste manifestazioni di ateismo è l’assoluta convinzione degli alfieri dell’ateismo, i vari Dawkings, Odifreddi etcetera, di avere la verità in tasca: Dio non esiste siamo qui per caso e dopo la vita non c’è niente. Questa maniera di porsi è sintomo di una volontà di sostituire Dio con la scienza, che per quanto mi riguarda è la cosa più sbagliata che si possa fare. Questo perchè la scienza per sua definizione non deve portare una verità assoluta, ma ad ogni scoperta deve portare ulteriori dubbi, e questi dubbi devono portare ad altre scoperte e via dicendo. Porre la scienza come verità e sostituire questa verità che è solo un’interpretazione di dati di esperimenti a Dio non è altro che un misero tentativo di riportare in vita il detto narcisismo dell’umanità, sconfitto dalla astronomia con Galileo in prima battuta, dalla biologia con Darwin, e infine dalla psicologia con Freud.

Le cose che non ci fanno sentire sicuri le eleviamo a verità ontologiche cosìcche con esse possiamo essere sicuri, un po’ come facevano i primitivi quando vedevano fulmini tempeste fuoco stelle cadenti, davano a tutto ciò una spiegazione rassicurante che si chiamava Dio oggi diamo a fenomeni più complessi una spiegazione sempre rassicurante che si chiamiamo scienza ma con la scienza ha poco o niente a che fare. La scienza non dice mai che una cosa è vera, dice che alcune idee su come vanno le cose non possono essere false elevare a verità assoluta queste idee non è solo propagandistico ma addirittura dogmatico e per quanto mi riguarda la scienza non ha bisogno di dogmi.

In chiusura posso dire che le religioni per loro definizione portano sempre a comportamenti morali e a decisioni etiche, siamo sicuri che la scienza possa portare a una morale e ad un etica migliori? non fu forse, un’interpretazione errata della teoria dell’evoluzione di Darwin collocata tra le verità ontologiche di Galton a portare ai concetti di eugenetica, di pulizia etnica di purezza della razza?
L’antropologia dimostra che la civiltà umana non può fare a meno dei concetti di dio di religione, e dei rituali di gruppo, anche nel negarli o nel metterli in dubbio dobbiamo scontrarci con essi, io penso che il compito della scienza e della ragione sia quello di fare cambiare strada alla religione e fare in modo che essa porti al benessere dell’umanità e alla pace fra le nazioni senza cercare di sostituirsi ad essa.

http://www.tuttiinpiedi.it/embed.html

Non conoscevo di persona Vittorio Arrigoni, ma ho avuto l’occasione più volte di parlare con persone che hanno avuto questo grandissimo onore e privilegio, da molto tempo seguivo il suo blog, ho avuto occasione di guardarlo anche quando dava contro a Saviano, ammiravo quella sua voce tipica degli uomini con il cuore dalla parte giusta, ammiravo il suo sguardo, lo sguardo di chi non si arrende mai, ma anche lo sguardo che ha saputo incontrare gli occhi di una ragazzina palestinese a cui è stato tolto tutto, e la sua capacità di contenere dentro di sè questo suo dolore, di liberarlo nei suoi pezzi, sottoforma di una rabbia costruttiva, saggiamente diretta contro chi fa del male a questo mondo.

Vittorio era un eroe, lo era per me, lo era per via dello stile di vita che ha scelto, lo era per il modo in cui aveva deciso di inquadrare la sua realtà, mi ha insegnato che la realtà di un problema complesso deve sempre essere vista con gli occhi di chi soffre di più per questo problema, poichè è questo che fanno gli eroi, e se è vero come dice Stefano Benni che ridere dei piccoli dolori è proprio dei deboli mentre ridere sull’orlo dell’abisso è proprio degli eroi allora io penso, credo e spero che prima del suo efferato assassinio, un sorriso l’abbia accennato, e penso che quel sorriso sia stata una pesante condanna, sia per il gruppo di matrice estremista che ha operato questa condanna, sia per tutte quelle forze segrete filoisraeliane che hanno ordinato questa condanna.

E agli sciacalli   che placidi nei loro lettini stanno dormendo compiacendosi di questo fatto, non posso fare altro che augurare ad essi la morte di paglia, la morte da anziani consapevoli della propria ignavia, della propria inutilità e del fatto che nella loro inutile vita non hanno mosso un dito per poter cambiare in meglio questo mondo, non hanno neanche combattutto per quello che credevano e si ritrovano a criticare una persona che avrebbe potuto metterli a tacere senza neanche dire una parola, questo ho da dire sulla sua morte, la morte di un uomo giusto, che fino all’ultimo ha combattuto in quello che credeva, spero che queste parole come tutte le parole a sostegno di lui non vadano sprecate e che sensibilizzino almeno qualcuno su quello che sta succedendo in quella terra in cui la povera gente sta venendo affogata in un mare di sangue dei propri simili.

Restiamo Umani.

se tu vai a porto

se tu vai a porto a praça dos leoes, alle 5 del mattino la trovi letteralmente ricoperta di rifiuti, questo ogni giorno fino alle 6 in cui la squadra di netturbini, che fa la differenziata la fa ritornare completamente pulita, i rifiuti sono per la maggior parte testimonianza della serata precedente, cartacce, bottiglie e bicchieri di plastica, in quella piazza si ritrovano tutti gli studenti universitari, ogni sera la birra scorre a fiumi, li vicino ci sono molti club discoteche, pub bar e anche una gelateria, l’università stessa organizza a dei concerti in quella piazza, e le feste dell’università, come la festa dei ricercatori comprende birra e cocktail gratis e la possibilità di fare uno speed dating con i ricercatori e le ricercatrici single, questo lo so perchè sono oramai due mesi e mezzo che vivo in questa città, ed è una città splendidamente viva e selvaggia.

Viva e selvaggia sono due aggettivi che male si esprimono per la mia città, Reggio Emilia, dove c’è stato un serio progetto di distruggere la vita notturna nel centro, e ora che l’amministrazione deve cercare di rimediare, è troppo ipocrita per sostenere che un centro città vivo è fatto anche di ragazzi che bevono, è fatto anche di feste in discoteca, e di distribuzione gratuita di alcolici, oltre a questo è fatto anche di un sistema di trasporto pubblico notturno che faccia si che si possa tornare a casa sani e salvi, ma non vi preoccupate ci sono sempre eventi di estremo interesse, come la settimana della fotografia, in cui potete vedere una, città con la puzza sotto il naso che va a vedere le mostre con la pretesa di essere intellettuali, o il reggio film festival dove ogni anno vengono presentati corti che nessuno guarda, di gente o priva di idee o priva di risorse, che esprime la condizione morente del cinema italiano di oggi.


Questa è più o meno la descrizione che darei di Reggio.

Se si vuole veramente fare rinascere la città allora bisogna accettare che la gente ci faccia casino dentro, bisogna accettare che chi vende alcolici faccia affari che chi beve alcolici possa tornare a casa senza rischiare di commettere un suicidio omicidio e bisogna creare eventi che facciano rumore, un po’ di sano rumore una volta ogni tanto.

Viaggiando per la rete si sa si legge, si legge e a volte ci si imbatte in fenomeni abbastanza singolari, soprattutto nei blog, ho letto parecchi blogger, specializzati, in una sola cosa, la critica, e per critica non intendo quella critica costruttiva, benevola volta a dare un’opinione precisa e magari un’alternativa o un consiglio riguardo a qualcuno, al lavoro svolto da quel qualcuno o a una decisione di quel qualcuno. Molto spesso nei blog trovo invece critiche al limite dell’invettiva, in cui si demolisce il lavoro “artistico”, “umano” e anche la personalità e l’essenza delle cose riducendone la profondità e la complessità ad una serie di semplificazioni rafforzate da un ideologia spicciola spesso anche reazionaria nel senso che impone un punto di vista su qualsiasi cosa, e se non condividi quel punto di vista sei automaticamente rigettato, insomma una cosa che sembra scritta da oriana fallaci in sindrome premestruale. Ci sono molti blog che esprimono questo tipo di articoli, ed alcuni possono essere anche condivisibili, ma non è tanto il contenuto a preoccuparmi sebbene a volte gli oggetti delle critiche possano essere cose che io personalmente apprezzo( jovanotti, marco travaglio, nichi vendola, elio e le storie tese, il cinema di steven spielberg, etcetera) ma è la forma, ovvero non è il cosa ma il come.

Ed è una forma mentis dovuta ad una cultura prettamente televisiva, ne sono esempi il pensiero che esista una cosa pura e artistica che va osannata e adorata e di cui vanno stimati gli apprezzatori, e una cosa commerciale sporca creata dalle industrie per fare soldi che va criticata e di cui vanno criticati anche i fan (questo esempio vale soprattutto per i gusti musicali), oppure molto spesso il contenuto è questo intellettuale ha detto questa cosa di quest’altra cosa per cui io, che sono intellettuale, sono d’accordo con lui (ed ecco ad esempio come si diffonde l’idea sul ’68 creata dall’affermazione straripetuta di Pasolini sulla manifestazione di valle giulia, senza contare che se non ci fosse stato il sessantotto ne il sottoscritto ne la sua progenitrice sarebbero potuti andare all’università), un altro modo per criticare a muzzo una cosa è non capire una mazza di quella cosa, ma non capirla da intellettuali, e quindi fare un ragionamento del tipo questo sta dicendo delle minchiate perchè io non capisco questa cosa, (l’esempio più lampante è la reazione della dichiarazione di Nichi Vendola: ” io darei la possibilità di adozione ai single” in cui un blog di presunto stampo LGBT dichiarava che l’affermazione era contraria ai diritti delle coppie LGBT, poichè Vendola si stava parando il culo cercando voti nella direzione degli ambienti cattolici; non ho la citazione diretta ma era un ragionamento di questo tipo).

Questo modo di ragionare, fa fondamentalmente due danni, in primo luogo crea un modo di pensare in cui l’essere sapienti, intellettuali, fighi, vuol dire sommamente criticare e demolire qualcosa, (sto parlando di critiche a cose criticabili una notizia dovrebbe sempre esporre fatti non critiche). Criticare non serve a nulla, in se serve se si ha qualcosa da proporre, se  si è preparati e se si ha esperienza, se si vuole migliorare la situazione, se si vuole far riflettere la gente, questo è il compito della critica, molto spesso quello che leggo io, sono appunto sfoghi di pancia scritti con la retorica del dito puntato da suffragette isteriche o novelli savonarola, che non capiscono la metà del mondo che gli sta girando attorno e preferiscono con le loro comari stare a ciciarare piuttosto che darsi una mossa.

L’altro danno fondamentale è distruggere i miti, non sto parlando di justin bieber o di twilight, sto parlando di artisti, mezzi, politici, canzoni, che possono seriamente cambiare un pochino le cose, affermare che che guevara era un assassino, o che i partigiani erano assassini, anche se fosse considerato storicamente corretto( se si pensa che in guerra è naturale uccidere la gente lo è), lo potrebbe essere moralmente? distruggere un mito, significa fondamentalmente far ricordare che tutti siamo uomini e commettiamo errori e in questo modo però si distrugge parte della speranza tutta umana e in quanto umana realizzabile di cambiare, di rinunciare ai nostri errori e di creare una società migliore anche se basata su falsi miti, d’altronde cosa sono le gesta eroiche degli antichi greci e latini se non cose normali anzi normalissime che sono state esagerate tramite la narrazione orale?

Cosa si può fare dunque? innanzitutto bisogna capire quali possono essere le rappresentazioni sociali e totemiche che possono portare a qualcosa di buono e quali no, e per questo bisogna come dice calvino “Distinguere ciò che è inferno da ciò che non lo è e farlo durare e dargli spazio” pur sapendo che ci deluderà noi abbiamo dato il la ad un processo che avrà conseguenze che non si possono prevedere ma che porterà il cambiamento e con esso qualcosa di completamente diverso, nuovi problemi, nuove lotte, nuovi dibattiti e anche forse un nuovo inferno, ma che altri saranno in grado di scrutare e di creare da esso nuove realtà il mondo è un eterno mutare accettiamo il cambiamento, viviamolo impegnandoci con le nostre idee, prepariamoci a discuterle e a cambiarle e costruiamo i nostri castelli di sabbia con l’assoluta certezza che verranno distrutti dalla corrente e che per questo li si dovrà ricostruire, e però con il dovuto coraggio di non arrendersi mai alla corrente, poichè è questo che ci fa soffrire, la tristezza di una cosa andata a male e l’arrendersi al fatto che una cosa potrebbe andare male, e queste due categorie, sono sintomatiche non solo degli stati ansiosi e depressivi, ma anche dei cittadini di un paese di nome italia in cui i vecchi si vedono portate via le cose per cui hanno lottato e i giovani non combattono per riaverle. Bisogna soffrire! Bisogna lottare con le unghie e con i denti per quello che crediamo valga la pena altrimenti non ci sarà partito movimento leader politico che tenga, noi scegliamo il nostro destino, e noi possiamo fare la differenza.

Il cosiddetto male

Nelle riflessioni notturne che in questi giorni mi capita di scambiare con una mia amica attualmente in australia, e soprattutto da diverse letture che hanno come tema le vite delle persone si è radicata in me l’idea rappresentata da quel simbolo cinese, che in occidente chiamiamo spesso semplicemente tao, la ruota con il girino bianco e il girino nero, e nel nero c’è un punto di bianco e nel bianco c’è un punto di nero.

Il simbolo in questione è caratteristico di un modo di pensare che ultimamente nella nostra società è andato perduto, ovvero quella fondamentale idea fondamentale per il progresso dell’umanità secondo cui bene e male non  sono contrapposti e agli antipodi, ma fanno parte della stessa, natura e dello stesso supremo fondamento, quest’ultimo è anche il vero nome del simbolo di cui sopra.

Perchè dico che questa idea è alla base della nostro progresso, perchè mi sembra di capire che nella vita va avanti chi trova i suoi errori, chi riesce a vedere il puntino bianco nel nero e il puntino nero nel bianco, in fondo è dai nostri fallimenti che troviamo la vera saggezza, e nei nostri momenti tristi che capiamo chi siamo, nel nostro dolore c’è la forza di andare avanti, e nelle lacrime la forza di sorridere, le nostre delusioni amorose sono i mattoni delle nostre conquiste, le ingiustizie quotidiane sono il prezzo del nostro riscatto, e prima di una rivoluzione c’è sempre un tiranno da abbattere questo è il nero da cui scaturisce il bianco.

Il fondamento supremo dell’esistenza è quindi il cambiare, il divenire e perchè no il migliorare, assieme al modo in cui viviamo il passaggio; il modo in cui la nostra volontà di cambiare provoca il cambiamento, ecco allora che chi vuole la pace, deve vivere la guerra e in se ha un animo guerriero, ecco allora che chi vuole l’amore e l’amicizia, deve convivere con l’odio e l’ipocrisia, ed ecco allora come nasce il cambiamento, non dalle parole ma davanti alle azioni, e ai fatti, e chi non cambia davanti a questi ultimi è solo perchè ancora non si è veramente reso conto delle infinite possibilità che la vita gli pone davanti.

E quando se ne rende conto è già cambiato, perchè i cambiamenti della vita passano sempre dai mutamenti dell’animo e della persona, e questo dona all’individuo un nuovo modo di vivere, pensare, filtrare e ripulire, le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, e dona la forza di creare legami e relazioni veri con le persone, e non le sciatte relazioni che si costruiscono nei salotti bene o nei social network, e di imparare veramente una materia restandone affascinati, invece che sentirsi obbligati a stare ore e ore su un libro che non si imparerà mai davvero tanto per riuscire a dire quattro frasi in croce a un professore in cambio di un voto alto.

E un’altra cosa da dire sul cambiamento è che non si può programmare, prima o poi arriva, un po’ come l’amore, un proverbio cinese dice: se vuoi fare ridere gli dei raccontagli i tuoi piani, questo non è un invito a non fare piani, ma a farli sapendo che come i castelli di sabbia il giorno dopo saranno caduti e li dovrai ricostruire, ed è di questo che si parla quando si parla di bene e male di maree che distruggono i nostri castelli di sabbia, accettiamo la marea come parte del gioco e costruiamo sembre castelli di sabbia più belli e più resistenti.

Dato l’orario in cui è stato pubblicato ed essendo frutto di una notte insonne, l’autore si dichiara estraneo a qualsiasi responsabilità grammaticale.