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Archive for agosto 2010

Il cosiddetto male

Nelle riflessioni notturne che in questi giorni mi capita di scambiare con una mia amica attualmente in australia, e soprattutto da diverse letture che hanno come tema le vite delle persone si è radicata in me l’idea rappresentata da quel simbolo cinese, che in occidente chiamiamo spesso semplicemente tao, la ruota con il girino bianco e il girino nero, e nel nero c’è un punto di bianco e nel bianco c’è un punto di nero.

Il simbolo in questione è caratteristico di un modo di pensare che ultimamente nella nostra società è andato perduto, ovvero quella fondamentale idea fondamentale per il progresso dell’umanità secondo cui bene e male non  sono contrapposti e agli antipodi, ma fanno parte della stessa, natura e dello stesso supremo fondamento, quest’ultimo è anche il vero nome del simbolo di cui sopra.

Perchè dico che questa idea è alla base della nostro progresso, perchè mi sembra di capire che nella vita va avanti chi trova i suoi errori, chi riesce a vedere il puntino bianco nel nero e il puntino nero nel bianco, in fondo è dai nostri fallimenti che troviamo la vera saggezza, e nei nostri momenti tristi che capiamo chi siamo, nel nostro dolore c’è la forza di andare avanti, e nelle lacrime la forza di sorridere, le nostre delusioni amorose sono i mattoni delle nostre conquiste, le ingiustizie quotidiane sono il prezzo del nostro riscatto, e prima di una rivoluzione c’è sempre un tiranno da abbattere questo è il nero da cui scaturisce il bianco.

Il fondamento supremo dell’esistenza è quindi il cambiare, il divenire e perchè no il migliorare, assieme al modo in cui viviamo il passaggio; il modo in cui la nostra volontà di cambiare provoca il cambiamento, ecco allora che chi vuole la pace, deve vivere la guerra e in se ha un animo guerriero, ecco allora che chi vuole l’amore e l’amicizia, deve convivere con l’odio e l’ipocrisia, ed ecco allora come nasce il cambiamento, non dalle parole ma davanti alle azioni, e ai fatti, e chi non cambia davanti a questi ultimi è solo perchè ancora non si è veramente reso conto delle infinite possibilità che la vita gli pone davanti.

E quando se ne rende conto è già cambiato, perchè i cambiamenti della vita passano sempre dai mutamenti dell’animo e della persona, e questo dona all’individuo un nuovo modo di vivere, pensare, filtrare e ripulire, le emozioni, i sentimenti, le sensazioni, e dona la forza di creare legami e relazioni veri con le persone, e non le sciatte relazioni che si costruiscono nei salotti bene o nei social network, e di imparare veramente una materia restandone affascinati, invece che sentirsi obbligati a stare ore e ore su un libro che non si imparerà mai davvero tanto per riuscire a dire quattro frasi in croce a un professore in cambio di un voto alto.

E un’altra cosa da dire sul cambiamento è che non si può programmare, prima o poi arriva, un po’ come l’amore, un proverbio cinese dice: se vuoi fare ridere gli dei raccontagli i tuoi piani, questo non è un invito a non fare piani, ma a farli sapendo che come i castelli di sabbia il giorno dopo saranno caduti e li dovrai ricostruire, ed è di questo che si parla quando si parla di bene e male di maree che distruggono i nostri castelli di sabbia, accettiamo la marea come parte del gioco e costruiamo sembre castelli di sabbia più belli e più resistenti.

Dato l’orario in cui è stato pubblicato ed essendo frutto di una notte insonne, l’autore si dichiara estraneo a qualsiasi responsabilità grammaticale.

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Un tramonto sul mare

Voglio scrivere di questo tramonto sul mare, e pensare che quando qualcuno ne leggerà sarà per lui come vedere un quadro, e voglio che ne  veda ogni pennellata e ogni luce voglio che senta lo scrosciare delle onde sulla scogliera, la luce fioca del tramonto, l’ombra del faro che si staglia su di essa, e una piccola barchetta all’orizzonte che sta rientrando, e il mare più di tutti padrone assoluto di questa scena, il mare che attraverso i suoi flutti, le sue reti gettate a pescare, i bambini che giocano sulla spiaggia, gli amanti che fanno il bagno di notte.

E raccontare un sacco di storie della spiaggia, storie del mare , storie di taverna, storie di gentiluomini di fortuna, e il sale sulla pelle e le vele spiegate e i calli sulle mani di chi per tutta la vita ha avuto a che fare con cime e timoni, e le vecchie pipe di vecchi marinai e forse non solo marinai, e bandiere colorate ed altre scure con teschi, e poi aviatori sul mare aviatori con giubbotti di pelle e sciarpe bianche. E tutto questo sono storie, castelli di carta, castelli in aria, castelli di cartapesta in aria che volano, abitati da maghi potenti e dai loro amori, affetti che incrinano la realtà, e tutto attorno il blu e nel blu l’accoppiamento selvaggio di potenti dei primordiali, un’antichità che non ricordiamo, ma che si fa sentire con il sale sulla nostra pelle, e si fa vedere nella bellezza del mare che esce.

Abbiamo ancora diritto ad un cielo stellato? E ad un mare blu? E hanno ancora diritto il cielo e la terra di accoppiarsi ora come un tempo e di dare vita a noi e ai nostri dei ? E voi dopo tutto questo sentite il sale sulla pelle?

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