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Archive for aprile 2011

Io penso che sul patibolo, abbia sorriso…

Non conoscevo di persona Vittorio Arrigoni, ma ho avuto l’occasione più volte di parlare con persone che hanno avuto questo grandissimo onore e privilegio, da molto tempo seguivo il suo blog, ho avuto occasione di guardarlo anche quando dava contro a Saviano, ammiravo quella sua voce tipica degli uomini con il cuore dalla parte giusta, ammiravo il suo sguardo, lo sguardo di chi non si arrende mai, ma anche lo sguardo che ha saputo incontrare gli occhi di una ragazzina palestinese a cui è stato tolto tutto, e la sua capacità di contenere dentro di sè questo suo dolore, di liberarlo nei suoi pezzi, sottoforma di una rabbia costruttiva, saggiamente diretta contro chi fa del male a questo mondo.

Vittorio era un eroe, lo era per me, lo era per via dello stile di vita che ha scelto, lo era per il modo in cui aveva deciso di inquadrare la sua realtà, mi ha insegnato che la realtà di un problema complesso deve sempre essere vista con gli occhi di chi soffre di più per questo problema, poichè è questo che fanno gli eroi, e se è vero come dice Stefano Benni che ridere dei piccoli dolori è proprio dei deboli mentre ridere sull’orlo dell’abisso è proprio degli eroi allora io penso, credo e spero che prima del suo efferato assassinio, un sorriso l’abbia accennato, e penso che quel sorriso sia stata una pesante condanna, sia per il gruppo di matrice estremista che ha operato questa condanna, sia per tutte quelle forze segrete filoisraeliane che hanno ordinato questa condanna.

E agli sciacalli   che placidi nei loro lettini stanno dormendo compiacendosi di questo fatto, non posso fare altro che augurare ad essi la morte di paglia, la morte da anziani consapevoli della propria ignavia, della propria inutilità e del fatto che nella loro inutile vita non hanno mosso un dito per poter cambiare in meglio questo mondo, non hanno neanche combattutto per quello che credevano e si ritrovano a criticare una persona che avrebbe potuto metterli a tacere senza neanche dire una parola, questo ho da dire sulla sua morte, la morte di un uomo giusto, che fino all’ultimo ha combattuto in quello che credeva, spero che queste parole come tutte le parole a sostegno di lui non vadano sprecate e che sensibilizzino almeno qualcuno su quello che sta succedendo in quella terra in cui la povera gente sta venendo affogata in un mare di sangue dei propri simili.

Restiamo Umani.

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se tu vai a porto

se tu vai a porto a praça dos leoes, alle 5 del mattino la trovi letteralmente ricoperta di rifiuti, questo ogni giorno fino alle 6 in cui la squadra di netturbini, che fa la differenziata la fa ritornare completamente pulita, i rifiuti sono per la maggior parte testimonianza della serata precedente, cartacce, bottiglie e bicchieri di plastica, in quella piazza si ritrovano tutti gli studenti universitari, ogni sera la birra scorre a fiumi, li vicino ci sono molti club discoteche, pub bar e anche una gelateria, l’università stessa organizza a dei concerti in quella piazza, e le feste dell’università, come la festa dei ricercatori comprende birra e cocktail gratis e la possibilità di fare uno speed dating con i ricercatori e le ricercatrici single, questo lo so perchè sono oramai due mesi e mezzo che vivo in questa città, ed è una città splendidamente viva e selvaggia.

Viva e selvaggia sono due aggettivi che male si esprimono per la mia città, Reggio Emilia, dove c’è stato un serio progetto di distruggere la vita notturna nel centro, e ora che l’amministrazione deve cercare di rimediare, è troppo ipocrita per sostenere che un centro città vivo è fatto anche di ragazzi che bevono, è fatto anche di feste in discoteca, e di distribuzione gratuita di alcolici, oltre a questo è fatto anche di un sistema di trasporto pubblico notturno che faccia si che si possa tornare a casa sani e salvi, ma non vi preoccupate ci sono sempre eventi di estremo interesse, come la settimana della fotografia, in cui potete vedere una, città con la puzza sotto il naso che va a vedere le mostre con la pretesa di essere intellettuali, o il reggio film festival dove ogni anno vengono presentati corti che nessuno guarda, di gente o priva di idee o priva di risorse, che esprime la condizione morente del cinema italiano di oggi.


Questa è più o meno la descrizione che darei di Reggio.

Se si vuole veramente fare rinascere la città allora bisogna accettare che la gente ci faccia casino dentro, bisogna accettare che chi vende alcolici faccia affari che chi beve alcolici possa tornare a casa senza rischiare di commettere un suicidio omicidio e bisogna creare eventi che facciano rumore, un po’ di sano rumore una volta ogni tanto.

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